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Qualcosa non torna PDF 

Cremona, 26 luglio 2013

Incuriosito e preoccupato, come attivista dell’acqua pubblica, dalle impreviste difficoltà insorte in terra cremasca sul cammino verso la società idrica provinciale in-house ho provato in questi giorni a cercare sul net notizie più precise sul famigerato mutuo contratto da SCRP.

Ero certo di trovare almeno la delibera con cui SCRP ha contratto il prestito. Peccato che il sito della azienda (spa a totale capitale pubblico, che quindi dovrebbe essere trasparente e prodiga di informazioni) non dia accesso ad alcuna delibera ma si risolva in sostanza in un semplice pieghevole pubblicitario, di ben scarsa utilità per la cittadinanza attiva. Altre fonti suggeriscono (ammesso che i dati siano corretti) che il famoso “mutuo ingessante” sarebbe un mutuo ventennale contratto con la Banca di Credito Cooperativo e del Cremasco (ed altre riunite in un pool) per l’importo di 7mln finalizzato alla installazione di impianti fotovoltaici su edifici pubblici la cui restituzione ha avuto inizio dall’ottobre 2011. Ad oggi le banche dovrebbero dunque essere rientrate già di circa 650.000 euro e gli impianti fotovoltaici dovrebbero essere già stati tutti installati da tempo (non si tratta di impianti di particolare complessità): dunque producono utili almeno da un anno e mezzo (forse più). Sarebbe interessante sapere chi si è intascato quegli utili e a quanto ammontano, tra parentesi.

Ma torniamo al punto e ricapitoliamo: un consorzio di banche ha concesso quasi due anni fa a una solida società pubblica un prestito che oggi vede totalmente impiegato, trasformato in infrastrutture concretamente realizzate e funzionanti che — anche al netto dell’ammortamento — sono andate a loro volta ad incrementare il patrimonio dell’azienda e in più producono utile. Bene: come può in queste condizioni quel consorzio di banche (oltretutto banche “del nostro territorio”) rifiutarsi di rinegoziare una clausola di quel mutuo?

Viene il forte sospetto che dietro questo “intoppo” stia oggi un gioco delle parti in cui l’azienda scarica sulla banca quello che in realtà è una sua scelta politica precisa (impedire la retrocessione dell’idrico al comune favorendo la privatizzazione del servizio) quanto indebita, con la banca che regge il gioco e la politica che reagisce con rassegnato stupore. Se poi il contratto di mutuo fosse stato firmato in epoca referendaria, c’è persino il caso che la clausola venefica sia stata introdotta ad arte.

In generale, se qualcuno avesse ancora qualche dubbio di come la politica sia sempre più condizionata da chi ha preparato, generato e gestito sinora questa “crisi” (cioè gli istituti finanziari) e di quanto urgente sia il bisogno che la finanza pubblica (leggi Cassa Depositi e Prestiti) intervenga per spezzare questa catena di sudditanza degli enti locali spero si faccia convincere da questo, che è solo un piccolo e limitato esempio. Se gli enti locali continueranno ad essere lasciati soli e strangolati da isterici patti di stabilità, ogni contratto vedrà sempre (e sempre più) tutelato e premiato il privato e penalizzato e sguarnito il pubblico.

Postilla: con una azienda di diritto pubblico (e non una spa) gli strumenti a disposizione di enti locali e cittadini sarebbero molto più ampi.

Giampiero Carotti
per il Comitato Acqua Pubblica del territorio cremonese


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Lettera aperta ia consiglieri provinciali: opponetevi alla tariffa truffa! PDF 

Cremona 25 luglio 2013

Stimato signor consigliere provinciale,

domani le sarà chiesto di approvare il Metodo Tariffario Transitorio (MTT) elaborato dalla AEEG. La preghiamo di opporsi a tale atto per varie ragioni, tra cui le principali sono che il MTT:

- ripropone lo stesso meccanismo abolito dal referendum del 2011 raggirando così gli italiani;

- applica la tariffa retroattivamente, cosa esplicitamente proibita in Italia e altrove;

- determina un cospicuo aumento tariffario, come riconosciuto dagli stessi proponenti;

- aggiunge il cosiddetto “FONI”, elemento di dubbia legalità sotto numerosi punti di vista;

- evita la restituzione della remunerazione del capitale investito a cui i cittadini avrebbero diritto.

Tutto questo è stato ampiamente spiegato ai cittadini e ai politici locali in incontri pubblici tenuti a Cremona e a Crema, in particolare in occasione dell’anniversario dei referendum poche settimane or sono.

Tutto questo si pone nel quadro di una situazione regionale che vede quasi tutti i gestori orientarsi verso soluzioni di gestione esclusivamente pubbliche e che ha visto pochi giorni fa, durante un incontro ufficiale, il nuovo assessore regionale Terzi istituire un tavolo di confronto tecnico e politico con i movimenti acqua di tutte le province lombarde per la redazione di una nuova legge regionale. Anche in ambito internazionale il settore idrico è stato ufficialmente escluso dalle trattative commerciali europee, riconoscendo così l’idrico come servizio da porsi al di fuori del mercato.

E’ cronaca di questi giorni il tentativo da parte di SCRP di stoppare proditoriamente il percorso che con gran fatica si sta costruendo verso una gestione in-house provinciale, accampando scuse che gettano forti ombre sulla passata gestione dell’azienda, nel tentativo di imporre agli stessi enti locali l’agenda politica.

C’è bisogno dunque di chiarezza e di uno scatto d’orgoglio che finalmente restituisca ai cittadini un minimo di fiducia in chi li amministra e siamo certi che nei prossimi mesi anche lei saprà agire con questa prospettiva. Oggi intanto, “fare la cosa giusta” significa rifiutarsi di approvare il nuovo metodo tariffario evitando così di prendere in giro i cittadini e di avallare palesi illegalità.

il Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese

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La situazione di AEM: comunicato stampa sulle dichiarazioni ospitate dal quotidiano la Provincia PDF 

Cremona, 28 giugno 2013

Interessante lo scambio di opinioni ospitato in questi giorni sulla situazione di AEM che nei suoi due “volti” (patrimoniale e gestionale) presenta quest’anno rispettivamente un forte deficit e un anche maggiore attivo. Come Comitato Acqua Pubblica ci interessa, tra i tanti aspetti che sarebbe bello approfondire, accendere una luce sul modello di gestione.

Bene fa Magnoli a criticare le patacche appioppate ad AEM negli ultimi tempi (sempre a vantaggio dei privati) e ancor meglio fa Carletti ad evidenziare il cambiamento della “mission” di AEM, ormai volta al solo profitto. Una azienda che si occupa (tra l’altro) di acqua luce e gas va giudicata anzitutto dalla qualità del servizio e occorre riconoscere che AEM da questo punto di vista ha le carte in regola: ma il servizio è fatto di molte cose, tra cui (citiamo di nuovo Carletti) il rapporto con i cittadini. E qui casca l’asino.

Perché AEM (e come lei le altre aziende idriche) intasca illegalmente da due anni una parte cospicua di bolletta sottraendola alle tasche dei cittadini e perché negli ultimi mesi nei confronti dei cittadini incolpevolmente morosi ha assunto atteggiamenti pesantemente vessatori. Sempre AEM si è permessa di percorrere un intero iter di fusione (oltre tutto mal costruito) a braccetto con il presidente Salini e le altre aziende senza ricevere prima uno straccio di mandato ufficiale dal consiglio comunale. Non è un caso: in generale sempre meno decisioni ormai passano per i consigli (se ne fanno pochi ed alcuni di essi vengono pure sconvocati per squallidi giochi di potere). Secondo alcuni il guaio sta nella scelta degli amministratori: qualche dubbio viene, in realtà, considerando che c’è chi siede sulla stessa poltrona indifferente al cambiamento della amministrazione di riferimento.

Noi ad esempio abbiamo chiesto con una lettera ufficiale il 2 gennaio scorso di sapere chi in AEM ha deciso il cambiamento di prassi nella rateazione dei debiti: non abbiamo mai ricevuto una riga di risposta. Giustamente Carletti lamenta la troppa fiducia e la mancanza di controllo con cui si è proceduto in questi anni: per fortuna come comitato acqua possiamo testimoniare che (chissà, forse anche grazie a noi) l’atteggiamento di consiglieri comunali e provinciali e sindaci in questi anni è molto cambiato.

Ma (e qui Magnoli rilancia in modo intelligente) il modello di gestione che si adotta pesa tanto quanto le persone che si scelgono: ed è proprio questo elemento che fa emergere le differenze politiche. Bastano i controlli? I cittadini devono avere possibilità di controllo? Meglio un amministratore unico, restringendo la collegialità? Insomma, aprire o chiudere? Questo è il grande tema della futura amministrazione pubblica.

In tante parti d’Italia (ultima, è notizia di questi giorni, Teramo) i comitati acqua sono direttamente coinvolti nella discussione sul come creare nuovi modelli di aziende pubbliche in cui indirizzo politico, legalità, conoscenze tecniche, ruoli di controllo e informazione diffusa trovino compromessi al rialzo. Noi siamo pronti: chi vuole parlarne?

il Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese

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Non votate aumenti illegali PDF 

Cremona 26 giugno 2013

A poche ore dal voto decisivo in consiglio provinciale il Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese rivolge un ultimo accorato appello ai consiglieri a non approvare il nuovo metodo tariffario idrico redatto dalla “autorità” nazionale.

Rammentiamo che si tratta di un metodo che in modo vergognoso ripropone esattamente lo stesso meccanismo abolito dalla maggioranza assoluta degli italiani con il referendum. Oltre a questo il nuovo meccanismo, che ormai tutta Italia chiama “tariffa truffa”, contiene numerosi altri elementi di irregolarità e di criticità.

Tutto questo è stato ampiamente spiegato ai cittadini e ai politici locali in incontri pubblici tenuti a Cremona e a Crema ed è stato rispiegato in piazza Roma pochi giorni fa a tutti gli astanti in occasione dell’anniversario dei referendum.

Sottolineiamo inoltre che l’applicazione al caso Cremona della nuova tariffa, invece di comportare la restituzione dei soldi che indebitamente le aziende idriche incassano da ben due anni, comporterebbe un sensibile e immediato aumento delle bollette, come spiegato d’altra parte candidamente dal direttore Scaravaggi.

Tutto questo si pone nel quadro di una situazione regionale che vede quasi tutti i gestori orientarsi verso soluzioni di gestione esclusivamente pubbliche e che ha visto pochi giorni fa la rilevantissima novità della proposta da parte del nuovo assessore regionale Terzi di un tavolo di confronto con i movimenti acqua di tutte le province volto alle modifiche della legge regionale. Anche in ambito internazionale è notizia di queste ore l’eliminazione del settore idrico da quelli inclusi nelle trattative commerciali europee.

Tornando a Cremona, i dati di bilancio anticipati ieri sulla cronaca locale, che dicono di una pesante perdita dell’azienda patrimoniale a fronte di un ampio risultato positivo (praticamente di pari peso) della gestionale rendono evidente a tutti quello che i comitati hanno sempre ripetuto: la proprietà delle reti è quasi sempre un costo, la vera “ciccia” su cui gli avvoltoi vogliono mettere le mani è la gestione. Vanno difese tenendole caparbiamente unite e varando formule gestionali che permettano ai cittadini ampi spazi di coinvolgimento e controllo.

Oggi intanto, “fare la cosa giusta” significa non prendere in giro i cittadini approvando la nuova tariffa.

il Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese

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L’assessore regionale Terzi: "Ok al confronto coi Comitati per modifica legge regionale" PDF 

Cremona, 17 giugno 2013

Il 13 giugno, in occasione del secondo anniversario dei vittoriosi referendum per l’acqua pubblica, i comitati acqua della Lombardia hanno organizzato un presidio in largo Cairoli a Milano [in allegato una foto]. In mezzo alle bandiere blu con la scritta "il mio voto va rispettato", i Comitati acqua hanno ricordato come, a distanza di due anni, i referendum restino di fatto inattuati, sia a livello nazionale che regionale.

Attualmente la Lombardia ha una pessima legge che ha espropriato i comuni delle competenze sui servizi idrici — affidandole alle Province — e che ha definito l’acqua un bene di interesse economico nonostante lo Statuto regionale tuteli il "carattere pubblico dell'acqua". Nello stesso tempo gran parte del territorio lombardo si è avviato, con spiccata accelerazione negli ultimi mesi, verso gestioni pubbliche del servizio.

I cittadini chiedono da tempo una nuova legge quadro che definisca l’acqua un diritto e un bene comune, da gestire direttamente dai comuni, fuori dalle regole del mercato.

I comitati acqua pubblica della Lombardia sono lieti di registrare in questa importante data un sensibile cambio di atteggiamento da parte della amministrazione regionale: l’assessore all'ambiente della Regione Lombardia, Claudia Terzi, ha il giorno stesso — durante un confronto radiofonico — preso l’impegno ad incontrare al più presto i comitati per discutere e condividere modifiche all’attuale legge regionale sull'acqua, puntando ad impostare una nuova legge, che tenga conto anche delle sentenze Corte Costituzionale che hanno di fatto bocciato l’attuale normativa regionale. Si tratta di un atteggiamento incoraggiante innanzi tutto in quanto riconosce la necessità di rivedere non superficialmente tale normativa.

Da parte loro i Comitati intendono predisporre un testo di legge di iniziativa popolare che, in applicazione dei Referendum, garantisca la gestione totalmente pubblica dell’acqua, da attuarsi tramite l'affidamento ad enti di diritto pubblico, escludendo il ricorso ai privati. Inoltre, in vista della possibile revisione delle Province, la nuova legge regionale dovrà ripristinare la potestà dei comuni ed infine assicurare il finanziamento degli investimenti sulle reti e sugli impianti (acquedotti, fognature e depuratori), che in Lombardia necessitano in molti casi di urgenti interventi, come sottolineato dai sindaci di molti territori.

Le prossime settimane diranno quanto il riconoscimento del ruolo sociale, tecnico e culturale dei comitati per l’acqua pubblica sarà tradotto in pratica e soprattutto in che misura gli effetti legislativi dei referendum nazionali del 2011 troveranno posto nella nuova legislazione regionale.

Il Comitato Acqua Pubblica del territorio cremonese



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