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PERCORSO:   COMUNICATI
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Demolita definitivamente la legge regionale lombarda sul servizio idrico PDF  | Stampa |  E-mail

Cremona, 26 novembre 2011

 

E’ stata depositata ieri una sentenza della Corte Costituzionale destinata a imprimere una svolta definitiva al servizio idrico regionale lombardo. Pesantissime le censure, pesantissime le conseguenze perché gravi erano i contenuti delle norme censurate. Tali norme infatti prevedevano il conferimento della proprietà delle reti idriche direttamente alle società patrimoniali d’ambito (ove esistenti) nonché la possibilità che le gare per l’affidamento del servizio (e non solo: anche per progettazione e collaudo) potessero essere espletate non dall’ente responsabile dell’ATO ma dalla società patrimoniale stessa. Dunque una pericolosissima cessione di beni demaniali (di tutti i cittadini) e di compiti fondamentali a un ente di diritto privato (benché di proprietà pubblica). Bene, la Corte Costituzionale (su ricorso, vale la pena di ricordarlo, presentato dal passato governo di centro-destra) ha colto la Regione Lombardia e gli estensori delle norme citate come si dice “con le mani nel sacco”, rifilando su quelle nocche una bacchettata destinata a lasciare il segno. Il massimo organo di controllo ha dichiarato illegittimo e contrario alla Costituzione (la norma fondamentale del vivere civile degli italiani) lo scivolamento di beni comuni dalle mani pubbliche alle mani private. Tale scivolamento era stato fermamente voluto dalla Regione Lombardia, tanto da blindare i consiglieri regionali in una seduta-fiume svoltasi a poche ore dalle feste natalizie del 2010, in occasione della quale inutili erano state le resistenze, pur coraggiose, di tutta l’opposizione.

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L’ideologia all’attacco PDF  | Stampa |  E-mail

25 novembre 2011

 

Finalmente le carte si scoprono e il presidente Salini, che affetta da settimane una imparzialità ormai ridicola da sostenere, si precipita a Soresina per richiamare all’ordine il riottoso vicesindaco Fabio Bertusi, reo di non avere obbedito agli ordini.

Purtroppo la recente riunione a porte chiuse (meglio dicasi blindata) dei sindaci — assolutamente irregolare — ha impedito ai cittadini, assiepati in centinaia all’esterno del salone AVIS, di ascoltare il dibattito tra i sindaci. Alcune certezze però poco a poco emergono, a partire dall’applauso scrosciante e bipartisan che ha sottolineato la proposta di Bertusi di rinviare il voto sul piano d’ambito.

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L’acqua non ha argini PDF  | Stampa |  E-mail

Cremona, 23 novembre 2011

 

Ennesimo tentativo del presidente Salini di trascinare i sindaci del territorio cremonese verso la rovina del servizio idrico provinciale. Ennesima bruciante sconfitta, profondamente politica: perché è evidente a tutti che i numeri a disposizione ieri — se supportati da una piena convinzione dei sindaci sulla bontà della sua linea — avrebbero permesso di votare la privatizzazione dell’acqua in cinque minuti. Così non è stato e ha vinto la democrazia, cioè il rispetto del voto degli italiani e (per ora, ai punti) il rispetto dell’acqua come bene comune.

Democrazia che però è stata ieri ferita – come da decenni a Cremona non accadeva – da un atto di gravissima illegalità: la Conferenza dei Comuni si è tenuta a porte chiuse come preteso ingiustificatamente dal presidente Leni, escludendo i cittadini dall’assistervi. Peccato, davvero, che nessun sindaco abbia puntato i piedi perché fosse pubblica, come previsto dai regolamenti. Assolutamente irricevibile per i comitati l’offerta – strappata dal volonteroso sindaco Silla – di ammettere una piccola delegazione: non si può accettare per gentile concessione ciò che costituisce un diritto.

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