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PERCORSO:   COMUNICATI
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Per l'assemblea di Padania Acque del 12 settembre PDF  | Stampa |  E-mail

Cremona, 11 settembre 2013

Cogliamo l’occasione della assemblea di Padania Acque del 12 settembre per puntualizzare alcuni elementi importanti.

I sindaci cremonesi paiono orientati alla creazione di una azienda di gestione interamente pubblica e direttamente partecipata dai comuni: il comitato guarda con favore a tale orientamento ma lo considera un punto di svolta da cui ripartire ponendosi la prospettiva della creazione di una azienda speciale.
Risulta poi totalmente priva di senso la limitazione temporale a cui si vorrebbe sottoporre la nuova azienda (affidamento provvisorio di tre anni, forse persino più breve).

Ricordiamo soprattutto ai sindaci-soci dell’azienda che alla data di oggi resta sul tavolo la scelta effettuata dal cda dell'Ufficio d'Ambito del modello gestionale misto, cioè della privatizzazione del servizio idrico cremonese.
Al più presto e possibilmente già nella assemblea di domani occorrerebbe che venisse messa nero su bianco la volontà dei soci di Padania Acque di procedere senza indugi o riserve a mettere in pratica quanto stabilito dalla delibera di consiglio provinciale del 18 dicembre 2012 (del tutto disattesa, colpevolmente, dalla giunta provinciale e dal presidente Salini, che continua a remare contro il territorio e i cittadini da lui amministrati) che obbliga l’Amministrazione Provinciale all’adozione di modelli al 100 per 100 pubblici.

Il Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese

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No ai distacchi, no alle inefficienze, sì alla "giusta" riscossione del credito PDF  | Stampa |  E-mail

Cremona, 17 agosto 2013

Come tutte le estati anche quella del 2013 porta con se i suoi gialli cremonesi, dopo pantere, sfere infuocate e pitoni nelle campagne siamo alla ricerca dell'ordinanza prefettizia con cui l'ill.mo Prefetto Bruno Tancredi di Clanford avrebbe vietato i distacchi delle utenze idriche.

Nell'attesa di risolvere questo giallo siamo però di fronte agli ennesimi alti e bassi dell'Amministrazione cremonese che da una parte indice una Commissione Affari Sociali in cui vengono ammesse, da parte dell'ing. Pagliarini, le problematiche degli impianti di teleriscaldamento, nelle case gestite dall'Aler, che portano le bollette a cifre insostenibili e dall'altra l'Assessore Amore, dopo nemmeno 1 mese, a negare questa realtà e a dichiarare a mezzo stampa che i cittadini in questione devono pagare e possono chiedere delle rateizzazioni.

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Viva la tariffa aberrante PDF  | Stampa |  E-mail

Cremona, 31 luglio 2013

Tutti d’accordo in consiglio provinciale: il Metodo Tariffario Transitorio per le bollette dell’acqua non va per nulla bene.
C’è chi sottolinea particolarmente l’illegalità di un aumento della tariffa che viene fatto ricadere addirittura sull’anno passato; chi evidenzia come di
fatto venga reintrodotto il profitto sull’acqua che i cittadini hanno cancellato coi referendum 2011; chi è preoccupato per le famiglie in difficoltà economiche che dovranno affrontare un altro aumento.
Si potrebbe pensare che questa volta gli eletti abbiano ascoltato i cittadini.
Macché. In troppi cercano solo le attenuanti generiche.

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Qualcosa non torna PDF  | Stampa |  E-mail

Cremona, 26 luglio 2013

Incuriosito e preoccupato, come attivista dell’acqua pubblica, dalle impreviste difficoltà insorte in terra cremasca sul cammino verso la società idrica provinciale in-house ho provato in questi giorni a cercare sul net notizie più precise sul famigerato mutuo contratto da SCRP.

Ero certo di trovare almeno la delibera con cui SCRP ha contratto il prestito. Peccato che il sito della azienda (spa a totale capitale pubblico, che quindi dovrebbe essere trasparente e prodiga di informazioni) non dia accesso ad alcuna delibera ma si risolva in sostanza in un semplice pieghevole pubblicitario, di ben scarsa utilità per la cittadinanza attiva. Altre fonti suggeriscono (ammesso che i dati siano corretti) che il famoso “mutuo ingessante” sarebbe un mutuo ventennale contratto con la Banca di Credito Cooperativo e del Cremasco (ed altre riunite in un pool) per l’importo di 7mln finalizzato alla installazione di impianti fotovoltaici su edifici pubblici la cui restituzione ha avuto inizio dall’ottobre 2011. Ad oggi le banche dovrebbero dunque essere rientrate già di circa 650.000 euro e gli impianti fotovoltaici dovrebbero essere già stati tutti installati da tempo (non si tratta di impianti di particolare complessità): dunque producono utili almeno da un anno e mezzo (forse più). Sarebbe interessante sapere chi si è intascato quegli utili e a quanto ammontano, tra parentesi.

Ma torniamo al punto e ricapitoliamo: un consorzio di banche ha concesso quasi due anni fa a una solida società pubblica un prestito che oggi vede totalmente impiegato, trasformato in infrastrutture concretamente realizzate e funzionanti che — anche al netto dell’ammortamento — sono andate a loro volta ad incrementare il patrimonio dell’azienda e in più producono utile. Bene: come può in queste condizioni quel consorzio di banche (oltretutto banche “del nostro territorio”) rifiutarsi di rinegoziare una clausola di quel mutuo?

Viene il forte sospetto che dietro questo “intoppo” stia oggi un gioco delle parti in cui l’azienda scarica sulla banca quello che in realtà è una sua scelta politica precisa (impedire la retrocessione dell’idrico al comune favorendo la privatizzazione del servizio) quanto indebita, con la banca che regge il gioco e la politica che reagisce con rassegnato stupore. Se poi il contratto di mutuo fosse stato firmato in epoca referendaria, c’è persino il caso che la clausola venefica sia stata introdotta ad arte.

In generale, se qualcuno avesse ancora qualche dubbio di come la politica sia sempre più condizionata da chi ha preparato, generato e gestito sinora questa “crisi” (cioè gli istituti finanziari) e di quanto urgente sia il bisogno che la finanza pubblica (leggi Cassa Depositi e Prestiti) intervenga per spezzare questa catena di sudditanza degli enti locali spero si faccia convincere da questo, che è solo un piccolo e limitato esempio. Se gli enti locali continueranno ad essere lasciati soli e strangolati da isterici patti di stabilità, ogni contratto vedrà sempre (e sempre più) tutelato e premiato il privato e penalizzato e sguarnito il pubblico.

Postilla: con una azienda di diritto pubblico (e non una spa) gli strumenti a disposizione di enti locali e cittadini sarebbero molto più ampi.

Giampiero Carotti
per il Comitato Acqua Pubblica del territorio cremonese


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Lettera aperta ia consiglieri provinciali: opponetevi alla tariffa truffa! PDF  | Stampa |  E-mail

Cremona 25 luglio 2013

Stimato signor consigliere provinciale,

domani le sarà chiesto di approvare il Metodo Tariffario Transitorio (MTT) elaborato dalla AEEG. La preghiamo di opporsi a tale atto per varie ragioni, tra cui le principali sono che il MTT:

- ripropone lo stesso meccanismo abolito dal referendum del 2011 raggirando così gli italiani;

- applica la tariffa retroattivamente, cosa esplicitamente proibita in Italia e altrove;

- determina un cospicuo aumento tariffario, come riconosciuto dagli stessi proponenti;

- aggiunge il cosiddetto “FONI”, elemento di dubbia legalità sotto numerosi punti di vista;

- evita la restituzione della remunerazione del capitale investito a cui i cittadini avrebbero diritto.

Tutto questo è stato ampiamente spiegato ai cittadini e ai politici locali in incontri pubblici tenuti a Cremona e a Crema, in particolare in occasione dell’anniversario dei referendum poche settimane or sono.

Tutto questo si pone nel quadro di una situazione regionale che vede quasi tutti i gestori orientarsi verso soluzioni di gestione esclusivamente pubbliche e che ha visto pochi giorni fa, durante un incontro ufficiale, il nuovo assessore regionale Terzi istituire un tavolo di confronto tecnico e politico con i movimenti acqua di tutte le province lombarde per la redazione di una nuova legge regionale. Anche in ambito internazionale il settore idrico è stato ufficialmente escluso dalle trattative commerciali europee, riconoscendo così l’idrico come servizio da porsi al di fuori del mercato.

E’ cronaca di questi giorni il tentativo da parte di SCRP di stoppare proditoriamente il percorso che con gran fatica si sta costruendo verso una gestione in-house provinciale, accampando scuse che gettano forti ombre sulla passata gestione dell’azienda, nel tentativo di imporre agli stessi enti locali l’agenda politica.

C’è bisogno dunque di chiarezza e di uno scatto d’orgoglio che finalmente restituisca ai cittadini un minimo di fiducia in chi li amministra e siamo certi che nei prossimi mesi anche lei saprà agire con questa prospettiva. Oggi intanto, “fare la cosa giusta” significa rifiutarsi di approvare il nuovo metodo tariffario evitando così di prendere in giro i cittadini e di avallare palesi illegalità.

il Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese

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