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PERCORSO:   Lettere e comunicati stampa Breve commento alla mozione presentata dal consigliere Trespidi
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Breve commento alla mozione presentata dal consigliere Trespidi PDF  | Stampa |  E-mail

Cremona, 20 dicembre 2012

In consiglio provinciale due giorni fa oltre a quella della Lega Nord sul tema gestione del servizio idrico è stata presentata anche un’altra mozione, per conto dell’UDC. Considerato che il consigliere Trespidi ancora oggi ribadisce l’utilità e la giustezza della sua proposta, è importante sottolinearne gli elementi problematici che la rendono, allo stato degli atti, inaccettabile. Nelle premesse della mozione innanzi tutto si sposa senza alcun distinguo il discutibilissimo iter che ha portato l’Ufficio d’Ambito ad applicare il silenzio-assenso, cosa che in presenza di ben due ricorsi specifici sarebbe bene almeno cautelativamente evitare.

In ogni caso quella premessa è contraddittoria rispetto al deliberativo della mozione stessa, perché delle due l’una: o i sindaci si sono già validamente e nettamente espressi il 12 dicembre 2011 (come ormai tutti ritengono e come avevano persino ribadito in una coeva lettera aperta gli allor sindaci di Crema e Cremona) e dunque ora è errato chiedere una nuova votazione; oppure si ritiene che i sindaci non si siano espressi, vale il silenzio-assenso e dunque ogni voto odierno è tecnicamente privo di forza giuridica. Facciamo anche notare che il parere dei sindaci va espresso obbligatoriamente entro 30 giorni e questi termini sono ormai scaduti da un anno. Incidentalmente facciamo notare al consigliere Trespidi che un rapido calcolo delle quote-abitante dei 37 sindaci che con la lettera aperta presentata in consiglio martedì pomeriggio si sono pronunciati ufficialmente per la soluzione mista assommano a sì e no 75.000 abitanti. Una quota certo rilevante, ma decisamente minoritaria rispetto ai 360.000 abitanti circa delle quote totali. Certo quella lettera non sostituisce un voto ufficiale entro la Conferenza dei Comuni, ma a nostro parere fotografa la marginalità a cui ormai è ridotta la proposta di privatizzazione del servizio idrico nel territorio.
Piuttosto dunque che riunire i sindaci per un voto tecnicamente e politicamente inutile sarebbe più sensato prendere atto della mutata situazione e sollecitare l’Ufficio d’Ambito perché istruisca nei prossimi tre mesi una serie di riunioni di approfondimento delle soluzioni in-house (tramite azienda di diritto privato o di diritto pubblico) così che i sindaci possano, una volta correttamente informati sulle alternative (cosa mai avvenuta sinora), fare una scelta sensata e in piena armonia rispetto alla volontà dei cittadini. Non abbiamo dubbi infatti che una volta che riusciranno ad avere informazioni complete ed equilibrate anche molti di quei 37 sindaci cambieranno parere e si convinceranno che una gestione pubblica trasparente e partecipata è la scelta migliore ed è pienamente sostenibile dal punto di vista finanziario.

Il Comitato Acqua Pubblica del territorio cremonese

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