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PERCORSO:   CHI SIAMO
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Il Comitato Beni Comuni nasce nel dicembre 2005 per iniziativa di singoli attivisti appartenenti a diverse realtà della locale società civile in seguito al primo tentativo di privatizzazione di un settore della gestione del servizio idrico integrato cremonese. Nel 2006 il Comitato costruisce la campagna Giulemanidallacqua per informare i cittadini e gli amministratori dei danni causati dalle privatizzazioni dei servizi essenziali cercando di diffondere la cultura dei beni comuni e della partecipazione democratica e attiva dei cittadini nella loro gestione.

Nello stesso anno nasce il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua che riunisce una miriade di comitati locali sparsi per tutta la penisola che si battono contro le privatizzazioni e i loro effetti. Il 2006 è anche l’anno della elaborazione della proposta di legge d’iniziativa popolare scritta da tutti i comitati riuniti nel Forum. Anche il Comitato Beni Comuni di Cremona partecipa e si inserisce in questo percorso. A gennaio 2007 si costituiscono in tutto il paese i comitati promotori per la raccolta di firme a sostegno del disegno di legge: anche nel nostro territorio il Comitato Beni Comuni promuove la nascita del Comitato Acqua Pubblica cui aderiscono circa 40 sigle tra partiti, associazioni, movimenti, reti locali e sindacati. La raccolta frutterà più di 400.000 firme di cui 57.000 in Lombardia e 3500 nella provincia di Cremona.

La lotta contro la privatizzazione dei servizi idrici diventa però sempre più difficile: la proposta di legge del Forum rimane dimenticata in Parlamento mentre la normativa regionale lombarda e poi quella nazionale diventano sempre più liberiste e favorevoli all’apertura al mercato dei servizi pubblici.

Il Comitato Beni Comuni-Comitato Acqua Pubblica preme sugli amministratori locali perché si cambi la normativa regionale che impone a tutti i comuni la privatizzazione del servizio idrico.

Ben 144 comuni chiedono alla regione Lombardia un referendum popolare per cambiare la legge regionale. Ottengono alcune importanti modifiche alla legge regionale e il referendum salta.

Quello che la regione Lombardia non aveva potuto portare a termine per opposizione dei sindaci lo fa il nuovo Governo di centro-destra. Con l’approvazione dell’art. 23 bis (settembre 2008) e le successive modifiche (art. 15 decreto Ronchi, novembre 2009) si arriva ad imporre a tutti gli enti locali il ricorso al libero mercato per la gestione di acqua, rifiuti e servizio di trasporto locale su gomma.

Il Forum dei Movimenti per l’Acqua avvia in tutto il paese una grande campagna per salvare l’acqua: si chiede a tutti i comuni di riconoscere il servizio idrico integrato come servizio d’interesse generale, la cui gestione sia posta al fuori delle logiche di mercato e di profitto e sia così di nuovo riconosciuta agli enti locali la capacità di autoprodursi i mezzi per la gestione diretta del servizio tramite enti di diritto pubblico. Più di 250 enti locali aderiscono a questa campagna. Nella nostra provincia anche il terzo comune più popoloso: Casalmaggiore.

Ma questo non è sufficiente a fermare l’accelerazione che il decreto Ronchi ha impresso al processo di mercificazione del bene comune per eccellenza. Occorre abrogare tutte le normative privatizzatici e affermare con forza che i beni comuni non sono merci e che la loro proprietà deve far capo alla collettività. E siamo all’oggi. Il Comitato come nel 2007 si fa di promotore anche della campagna referendaria.

Le organizzazioni che aderiscono sono veramente tantissime sia a livello nazionale che locale. “L’acqua non si vende!”: in tantissimi dal 25 aprile hanno sottoscritto i REFERENDUM ai banchetti che i comitati provinciali organizzano. In meno di un mese si sono raggiunte le 500.000 firme necessarie; a luglio le firme consegnate in Cassazione sono state più di 1 milione e 400.000!


Mai un referendum ha visto così tante adesioni.

Sarà perché… SI SCRIVE ACQUA, MA SI LEGGE DEMOCRAZIA!!!!


I due quesiti referendari passano il vaglio della Corte Costituzionale, sono dichiarati ammissibili. Dilaga in tutto il territorio provinciale la campagna informativa sui contenuti dei referendum: migliaia di banchetti, iniziative, conferenze, incontri, dibattiti, marce e manifestazioni fioriscono in ogni comune e rompono il silenzio tetro dei grandi mezzi di comunicazione. La “torre dei diritti” viene eretta in tante piazze e giardini annunciata da tamburi e accompagnata da slogan, sventolii di bandiere, volantinaggi. I suoi 40 scatoloni su cui spiccano dipinti la goccia d’acqua e il simbolo antinuclearista parlano di beni comuni, di vita, di diritti e di tanta voglia di partecipazione.

E il miracolo accade davvero.

Il popolo italiano il 12 e il 13 giugno dice SI’ alla vita e no alla morte:

gli italiani vogliono l’acqua e vogliono il sole!

Sono 27 milioni di SI’.


Il seguito è storia recente, di questi ultimi sei mesi, ancora e di nuovo per le strade lottando per difendere il voto di 27 milioni di cittadini (di cui 150.000 cremonesi), sognando sempre un sistema dove l’acqua sia fuori dal mercato e i profitti fuori dall’acqua.


Perché noi non siamo in vendita, perché dai referendum non si torna indietro!


Comitato Beni Comuni Comitato Acqua Pubblica Cremona. CHI SIAMO?



Il Comitato Beni Comuni nasce nel dicembre 2005 per iniziativa di singoli attivisti appartenenti a diverse realtà della locale società civile in seguito al primo tentativo di privatizzazione di un settore della gestione del servizio idrico integrato cremonese. Nel 2006 il Comitato costruisce la campagna Giulemanidallacqua per informare i cittadini e gli amministratori dei danni causati dalle privatizzazioni dei servizi essenziali cercando di diffondere la cultura dei beni comuni e della partecipazione democratica e attiva dei cittadini nella loro gestione.

Nello stesso anno nasce il Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua che riunisce una miriade di comitati locali sparsi per tutta la penisola che si battono contro le privatizzazioni e i loro effetti. Il 2006 è anche l’anno della elaborazione della proposta di legge d’iniziativa popolare scritta da tutti i comitati riuniti nel Forum. Anche il Comitato Beni Comuni di Cremona partecipa e si inserisce in questo percorso. A gennaio 2007 si costituiscono in tutto il paese i comitati promotori per la raccolta di firme a sostegno del disegno di legge: anche nel nostro territorio il Comitato Beni Comuni promuove la nascita del Comitato Acqua Pubblica cui aderiscono circa 40 sigle tra partiti, associazioni, movimenti, reti locali e sindacati. La raccolta frutterà più di 400.000 firme di cui 57.000 in Lombardia e 3500 nella provincia di Cremona.

La lotta contro la privatizzazione dei servizi idrici diventa però sempre più difficile: la proposta di legge del Forum rimane dimenticata in Parlamento mentre la normativa regionale lombarda e poi quella nazionale diventano sempre più liberiste e favorevoli all’apertura al mercato dei servizi pubblici.

Il Comitato Beni Comuni-Comitato Acqua Pubblica preme sugli amministratori locali perché si cambi la normativa regionale che impone a tutti i comuni la privatizzazione del servizio idrico.

Ben 144 comuni chiedono alla regione Lombardia un referendum popolare per cambiare la legge regionale. Ottengono alcune importati modifiche alla legge regionale e il referendum salta.

Quello che la regione Lombardia non aveva potuto portare a termine per opposizione dei sindaci lo fa il nuovo Governo di centro-destra. Con l’approvazione dell’art. 23 bis (settembre 2008) e le successive modifiche (art. 15 decreto Ronchi, novembre 2009) si arriva ad imporre a tutti gli enti locali il ricorso al libero mercato per la gestione di acqua, rifiuti e servizio di trasporto locale su gomma.

Il Forum dei Movimenti per l’Acqua avvia in tutto il paese una grande campagna per salvare l’acqua: si chiede a tutti i comuni di riconoscere il servizio idrico integrato come servizio d’interesse generale, la cui gestione sia posta al fuori delle logiche di mercato e di profitto e sia così di nuovo riconosciuta agli enti locali la capacità di autoprodursi i mezzi per la gestione diretta del servizio tramite enti di diritto pubblico. Più di 250 enti locali aderiscono a questa campagna. Nella nostra provincia anche il terzo comune più popoloso: Casalmaggiore.

Ma questo non è sufficiente a fermare l’accelerazione che il decreto Ronchi ha impresso al processo di mercificazione del bene comune per eccellenza. Occorre abrogare tutte le normative privatizzatici e affermare con forza che i beni comuni non sono merci e che la loro proprietà deve far capo alla collettività. E siamo all’oggi. Il Comitato come nel 2007 si fa di promotore anche della campagna referendaria.

Le organizzazioni che aderiscono sono veramente tantissime sia a livello nazionale che locale. “L’acqua non si vende!”: in tantissimi dal 25 aprile hanno sottoscritto i REFERENDUM ai banchetti che i comitati provinciali organizzano. In meno di un mese si sono raggiunte le 500.000 firme necessarie; a luglio le firme consegnate in Cassazione sono state più di 1 milione e 400.000!


Mai un referendum ha visto così tante adesioni.

Sarà perché… SI SCRIVE ACQUA, MA SI LEGGE DEMOCRAZIA!!!!


I due quesiti referendari passano il vaglio della Corte Costituzionale, sono dichiarati ammissibili. Dilaga in tutto il territorio provinciale la campagna informativa sui contenuti dei referendum: migliaia di banchetti, iniziative, conferenze, incontri, dibattiti, marce e manifestazioni fioriscono in ogni comune e rompono il silenzio tetro dei grandi mezzi di comunicazione. La “torre dei diritti” viene eretta in tante piazze e giardini annunciata da tamburi e accompagnata da slogan, sventolii di bandiere, volantinaggi. I suoi 40 scatoloni su cui spiccano dipinti la goccia d’acqua e il simbolo antinuclearista parlano di beni comuni, di vita, di diritti e di tanta voglia di partecipazione.

E il miracolo accade davvero.

Il popolo italiano il 12 e il 13 giugno dice SI’ alla vita e no alla morte: gli italiani vogliono l’acqua e vogliono il sole!

Sono 27 milioni di SI’.


Il seguito è storia recente, di questi ultimi sei mesi, ancora e di nuovo per le strade lottando per difendere il voto di 27 milioni di cittadini (di cui 150.000 cremonesi), sognando sempre un sistema dove l’acqua sia fuori dal mercato e i profitti fuori dall’acqua.


Perché noi non siamo in vendita, perché dai referendum non si torna indietro!

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