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PERCORSO:  
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Domande consegnate dal Comitato ai candidati regionali: le risposte PDF 

Riportiamo le risposte pervenute al Comitato dai candidati regionali:

Risposte di Berardi Francesca, Etico a sinistra

risposte di Ruggeri Maura, PD

risposte di Torchio, Centro Popolare Lombardo

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TG ACQUA #4 - 4 febbraio 2013 PDF 


QUARTA EDIZIONE [ 4 febbraio 2013 ] (TG ACQUA a cura del Comitato ACQUA PUBBLICA di Cremona)

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Domande consegnate dal Comitato ai candidati regionali PDF 


01 febbraio 2013

Riportiamo l'elenco delle domande consegnate dal Comitato Acqua Pubblica ai candidati presenti ad un confronto elettorale organizzato dall'Arci a Cremona lo scorso 1 febbraio.
Pubblicheremo sul sito le risposte che ci perverranno.

- Ripubblicizzazione

Come dovrebbe agire la Regione Lombardia a proposito delle scelte di gestione del servizio idrico?

a) lasciare piena libertà di scelta a un territorio (privatizzare o no, scegliere spa o azienda speciale)
b) lasciare tutto com’è ora e spingere perché ai rinnovi di contratto si scelga una soluzione pubblica
c) sancire l’obbligo della gestione pubblica (lasciando libertà di scelta tra spa e azienda speciale)
d) sancire l’obbligo della gestione tramite aziende di diritto pubblico (con percorso obbligato di trasformazione in tempi certi delle realtà difformi)


- Tariffa

Come pensa dovrebbe muoversi la Regione riguardo alla presenza del profitto in tariffa idrica?

a) lasciare libertà agli AATO di ridurre o meno la bolletta e restituire o meno il maltolto ai cittadini
b) eliminare da ora in avanti la remunerazione ma non restituire il maltolto
c) eliminare ogni remunerazione (compresa la voce “costo degli investimenti” ora inventata truffaldinamente dalla AEEG) dalla tariffa e restituzione del maltolto

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Appello ai candidati alle elezioni regionali della Lombardia PDF 

APPELLO AI CANDIDATI ALLE ELEZIONI REGIONALI DELLA LOMBARDIA
PER UNA NUOVA LEGGE REGIONALE SULL’ACQUA E SUL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO

Milano, 20 gennaio 2013

La Regione Lombardia si appresta a scegliere il suo nuovo Presidente e ad intraprendere un nuovo modello di governo regionale. In un momento in cui la crisi finanziaria mette a dura prova la stabilità ed il ruolo degli Enti Locali, troppo spesso i governi, invece di proporre strategie di rilancio dell’economia e della società, hanno proposto la svendita dei beni comuni, allontanandosi dalle scelte espresse con i Referendum del 2011 contro la mercificazione e privatizzazione dei servizi pubblici locali e in particolare del servizio idrico. La richiesta di rispettare le scelte referendarie, portata avanti dal Comitato promotore e dal Forum dei Movimenti dell’acqua, si è dovuta brutalmente confrontare con lo svuotamento messo in atto dai poteri politici ed economici che hanno contrastato l’autonomia degli Enti Locali e contraddetto la volontà espressa da 27 milioni di cittadini italiani.


Anche lo scenario post-referendario di Regione Lombardia si è caratterizzato per forti negatività in materia di legislazione sui servizi pubblici locali e su quello idrico in particolare. La legge sui servizi pubblici locali vigente, già falcidiata dall’abolizione referendaria dell’art.23bis e in seguito dichiarata incostituzionale in alcune sue parti, va rivista complessivamente nel suo impianto. I modelli gestionali devono essere revisionati in funzione della gestione territoriale della risorsa, l’identificazione degli ambiti territoriali di riferimento va riformulata, ed è necessario mettere in atto politiche di investimenti per prevenire i cambiamenti climatici, migliorare lo stato dell’ambiente e delle risorse idriche locali che, secondo le ultime stime dell’Agenzia europea dell’ambiente, non godono certo di buona salute.


L’insieme di queste constatazioni, associato alla volontà espressa dai cittadini lombardi con i Referendum in particolare per quanto attiene la gestione del servizio idrico, al pronunciamento della Corte Costituzionale rispetto al ruolo degli Enti Locali, alla delega alle Regioni per la riorganizzazione delle Autorità d’Ambito e al riordino delle
Province, evidenzia l’urgenza per la Regione Lombardia di mettere mano ad una profonda revisione del quadro legislativo regionale in tema di servizi pubblici locali.

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Dalla parte della ragione PDF 

Cremona, 05 febbraio 2013


La democrazia, se si impara a rispettarla, funziona. Da un anno e mezzo tutti i comitati per l’acqua pubblica in Italia vanno ripetendo che le aziende di gestione del servizio idrico stanno mantenendo in bolletta una quota di tariffa indebita. E una quota non irrisoria. Pochissime sono state le voci (anche politiche e ufficiali) che si sono levate pubblicamente a darci ragione. Ancora meno sono le autorità d’ambito italiane che hanno rispettato il voto dei cittadini e hanno abbassato le bollette eliminando quella componente truffaldina. Cremona non è tra queste, nonostante una lettera di diffida presentata all’AATO dal Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese alla quale non è mai stata data risposta. Né sì né no: non una riga.

Ora una sentenza del Consiglio di Stato chiarisce all’Autorità nazionale che ha ereditato la competenza sulle tariffe idriche che sì, avevamo ragione noi, quella componente andava tolta.
Subito, da agosto 2011. Siamo a febbraio 2013.

Crediamo che a fronte di questo comportamento inaccettabile alcune conseguenze si debbano trarre.
La competenza del servizio in questo anno e mezzo è stata per legge nelle mani dell’Amministrazione Provinciale, dunque noi riteniamo che le dimissioni del presidente Salini siano la minima e logica conseguenza politica ed amministrativa.
La tariffa andava modificata dall’Ufficio d’Ambito, che l’ha invece lasciata invariata e ha persino approvato (due volte) un piano d’ambito che contiene ancora la remunerazione del capitale investito: sulla base di questi comportamenti (che si vanno a sommare alle numerose precedenti forzature a favore della privatizzazione del servizio) ribadiamo la richiesta delle dimissioni dell’intero cda nonché del direttore (che ha responsabilità tecniche sulle normative da applicare).
I presidenti delle aziende idriche non potevano stare a guardare, sapendo di percepire una quota indebita di bolletta, quindi visto che nulla hanno fatto per sollecitare l’Ufficio d’Ambito a provvedere, debbono essere tutti sostituiti.
Avendo redatto materialmente una proposta di piano d’ambito che contiene tuttora esplicitamente la quota incriminata, lo Studio Sciumé, consulente esterno dell’Amministrazione Provinciale, ha svolto male il suo lavoro e pertanto ogni rapporto di lavoro con questo studio va chiuso (ed evitata ogni futura collaborazione).

Se vogliamo cambiare l’Italia (e ce n’è gran bisogno), iniziamo a far vivere i diritti e pesare le responsabilità.
A noi sembra un buon percorso.

il Comitato Acqua Pubblica del Territorio Cremonese


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